plurale


La piazza cinese
8 Novembre 2006, 12:20
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Yahoo! è finita per l’ennesima volta sul banco degli accusati in occasione della cybermanifestazione contro i 13 Stati canaglia del web. L’indice è puntato – e da Reporters sans Frontières – contro la cosiddetta collusione col regime cinese che comprimerebbe la libertà sul web dei cittadini di quel Paese. Ma l’azienda statunitense non incassa in silenzio e si difende utilizzando i concetti di “presenza” e di conseguente “influenza”. Essi sarebbero fattori che operano – par di capire tout court, “a prescindere” da altri condizionamenti – per i principi di libertà di parola e di espressione. E’ qualcosa che ricorda teorie liberali classiche, come quella economica della mano invisibile. Invece che con le armi la democrazia occidentale può esser portata infettando i regimi autoritari col germe del libero mercato. In fondo è stata la bandiera della missione in Cina della delegazione governativa italiana e della stessa Emma Bonino, in genere tutt’altro che tenera in materia di lotta alle violazioni dei diritti umani. Eppure stavolta c’è qualcosa che suona male in questa speranza di magnifiche sorti e progressive, sebbene di stampo liberal. (continua…)



Internet ed il telegrafista
7 Novembre 2006, 12:48
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Alla faccia degli integrati, ma anche degli apocalittici. Tim Berners Lee, il papà del world wide web secondo al vulgata corrente, ha manifestato alla BBC le sue preoccupazioni per il futuro di internet. Ombre che si stagliano dall’oggi, dall’uso della rete per la disinformazione ed il sovvertimento della democrazia. Un j’accuse (ecco l’audio) verso l’informazione non verificabile, verso le campagne denigratorie, verso le falsità che emergerebbero dalla blogosfera e dal resto dei network collaborativi ed open space? Forse, ma non troppo. La libertà concessa dalla rete è tale da mettere in crisi quella che era una delle utopie originarie: il web come fenomeno collaborativo, la radice di una rivoluzione digitale di cui è stato cantore – seppur controverso – il nostro Giuseppe Granieri (e del quale ancora non si legge commento su queste affermazioni di Berners Lee). Eppure a ben vedere il guru del web afferma soltanto una cosa che – per lo meno a chi scrive – sembra evidente, seppure poco osservata: internet non è una scienza da informatici, ingegneri o geek (gli smaliziati dell’informatica). Berners Lee propone un centro di ricerca che affini – con l’apporto multidisciplinare – la messa a punto di una scienza di internet, un metodo per comprendere le derive di questo mondo che parrebbe sfuggire di mano a chi ne ha esaltato la portata innovativa. In realtà il suo appare come un appello a non sottovalutare lo strumento, a non relegare – per analogia a quanto avviene in aziende ed istituzioni – la gestione del web ai servizi informatici. Insomma a non affidare lo studio della scrittura di un telegramma al telegrafista.



Sfera pubblica ideale
24 Ottobre 2006, 2:18
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Finalmente nella blogosfera qualcuno che si accorge dove sta il vero neo di Turisti Protagonisti, il sito del Ministero dei Beni culturali. E’ la presenza di una redazione che allontana l’iniziativa dal web come dimensione condivisa, c’è insomma un filtro che seleziona i materiali provenienti dal “basso”. Il timore che si inneschino fenomeni incontrollabili di conflitto è da sempre latente nella pubblica amministrazione, tanto da essere manifestato anche nelle linee guida per l’e-democracy. Certo altrove, come nel caso della Federal Trade Commission, l’apertura di un blog è stata senza dubbio un gesto di coraggio. D’altro canto non ci si può neppure illudere troppo sull’entità della partecipazione politica (in senso alto) che è possibile nella “società digitale”. A questa parola attribuisco infatti non il senso di intera collettività nazionale o globale, bensì di comunità circoscritta, quelli connessi (intellettualmente e tecnicamente). A tal proposito basti ricordare l’amaro in bocca che hanno avuto quanti – in occasione del referendum sulla procreazione assistita – avevano lavorato alla campagna tra bloggers illudendosi nella vittoria. E’ la riprova che non tutti sono collegati ad internet e quindi non se ne può enfatizzare troppo il ruolo, sebbene sia molto importante, di nuova sfera pubblica.



I veri amici
22 Ottobre 2006, 10:00
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HousesIl display del cellulare mi annuncia l’ennesima offerta tutto incluso. Tv digitale, banda superlarga e telefonate over ip, quelle che passano per il computer, ad un prezzo unico. Non accetto, troppo oneroso. Ma prima o poi cadrò anch’io in questo ecosistema di satelliti, fibre ottiche e un’esistenza apparentemente always on, sempre accesa.

Robert D. Putnam lo chiama bowling alone, giocare a bowling da soli. E’ il fenomeno che secondo uno studio della Duke University attanaglia l’America e forse, se lo si andasse a verificare, anche il resto del mondo “connesso”. Le occasioni di ritrovo in un club, in un’associazione, in una cerchia informale. (continua…)



Connessioni ipotetiche
19 Ottobre 2006, 9:02
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CaviLe connessioni digitali sono un’illusione. Ripensavo a questa ipotesi mentre leggevo le mie parole navigando questo specchio di Narciso. Forse solo lo streaming audio o video al pari – ad esempio – del segnale televisivo escono da questa condizione di relazione asincrona. Il file cui mi collego in rete, nel momento in cui lo rendo “attuale”, è l’esito di un download a me quasi del tutto invisibile. Sul browser appare, al massimo, una barra di avanzamento, ma subito dopo ho l’impressione che io sia connesso con un sito collocato altrove. Con i siti scritti in Ajax, un linguaggio che non “rinfresca” in maniera evidente la pagina (tanto da esser sospettato di insufflare malaware), la sensazione di connessione diretta aumenta. Il meccanismo negli ftp, nella posta elettronica o negli sms viene allo scoperto, ma nelle pagine web no. (continua…)



Solitari(età)
18 Ottobre 2006, 9:08
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Stéphanie Gonier, 35 anni, è l’ennesima blogger a pagare per il suo diario. E fin qui nessuna novità. Licenziata dalla Nissan dopo la maternità, ha aperto un blog per raccontare le sue peripezie al rientro in azienda dal congedo parentale. Ora deve risarcire con 1.100 euro ciascuno sei quadri dell’industria nippofrancese per oltraggio, diffamazione e perfino contraffazione. Ma lei resta orgogliosa di aver affrontato a testa alta la sua sventura e – sempre grazie al weblog – aver ottenuto il sostegno di tante persone. (continua…)